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Tunisia, scoperte antiche vestigia sulle coste di Nabeul: l’Inp lancia ricognizioni contro lo sciacallaggio

Tunisi, 31 gennaio 2026 – L’Istituto nazionale del patrimonio tunisino (Inp) ha annunciato oggi l’inizio di una nuova serie di controlli archeologici tra Sidi Mahrsi e l’area storica di Kerkouane, nel nord-est del Paese. Il motivo? Negli ultimi giorni sono arrivati segnali preoccupanti di possibili saccheggi e danni ai siti. La decisione è scattata subito dopo una segnalazione arrivata a Tunisi lunedì sera, che parlava di movimenti sospetti vicino alle zone protette.

Scavi abusivi, un pericolo concreto

Nelle ultime settimane, secondo quanto raccontano i funzionari dell’Inp, diversi abitanti di Nabeul e dei paesi vicini lungo la costa hanno notato presenze strane di notte vicino alle necropoli puniche e ai resti fenici lungo la strada tra Sidi Mahrsi e Kerkouane. Si tratta di un tratto di circa 20 chilometri costellato da reperti antichi, spesso nascosti tra uliveti e macchia mediterranea. “Abbiamo ricevuto più di una segnalazione – spiega Hichem Ben Romdhane, direttore regionale dell’Inp – che ci metteva in guardia dal rischio di scavi illegali, soprattutto dopo le recenti piogge che hanno smosso il terreno superficiale”.

Le squadre dell’Istituto, insieme alla polizia municipale, sono intervenute all’alba di martedì per un primo sopralluogo. Sono stati trovati cumuli di terra e tracce di pneumatici vicino alla necropoli minore di Sidi Mahrsi. Al momento non si segnalano danni evidenti ai reperti esposti, ma sono in corso verifiche su alcune sepolture secondarie.

L’allarme degli archeologi: patrimonio a rischio

L’area di Kerkouane, inserita nel patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1985, è considerata dagli esperti uno dei siti punici meglio conservati in Nord Africa. Ogni anno attira studiosi da tutta Europa e turisti soprattutto da Francia e Italia. “Il problema del saccheggio qui non è nuovo – racconta Amira Zitouni, archeologa impegnata nei cantieri locali – ma negli ultimi mesi le difficoltà economiche della zona sembrano aver fatto aumentare i tentativi di furto”. Secondo lei, si tratta soprattutto di piccoli oggetti in terracotta o frammenti metallici, facili da nascondere e rivendere.

Non ci sono ancora dati ufficiali precisi. Ma la preoccupazione cresce tra chi lavora sul campo. L’Inp ha chiesto più controlli nelle zone meno sorvegliate. Nel corso della giornata il Ministero della Cultura ha diffuso una nota: “Invitiamo tutti a collaborare segnalando ogni movimento sospetto vicino ai siti protetti”. Nessun riferimento a indagini in corso o arresti.

Presidi rafforzati e appello ai cittadini

Ieri sera, nella sede del Governatorato di Nabeul, si è svolta una riunione operativa con gli archeologi dell’Inp e i vertici delle forze dell’ordine locali. Il piano prevede turni continui per controllare le zone più isolate tra Sidi Mahrsi e Kerkouane, con particolare attenzione alle ore notturne. Si sta anche valutando l’uso di telecamere mobili, ma la loro installazione richiederà tempo.

La popolazione locale – soprattutto gli agricoltori che lavorano i campi intorno ai siti – è vista come un alleato prezioso. “Solo chi vive qui conosce bene i sentieri ed è in grado di notare movimenti strani”, sottolinea Ben Romdhane davanti ai giornalisti. Alcuni abitanti si sono già detti disponibili a dare una mano: “Ci teniamo a queste rovine, sono parte della nostra storia”, dice Aymen Trabelsi, giovane residente vicino a Kerkouane.

Tra passato e presente: una zona fragile

Sidi Mahrsi e Kerkouane sono due facce della stessa storia: da un lato le necropoli meno conosciute frequentate quasi solo dagli specialisti; dall’altro le imponenti rovine visitate da scolaresche e ricercatori. Nel mezzo c’è una fascia costiera poco nota al grande pubblico ma piena di testimonianze puniche — mosaici, tombe a camera nascoste sotto terra. Gli ultimi episodi hanno riacceso il dibattito su come trovare un equilibrio tra tutela e fruizione.

Nei prossimi giorni l’Inp comunicherà se dalle nuove ispezioni emergeranno elementi importanti per le indagini in corso. Intanto il rischio scavi illegali resta alto: alimentato dall’interesse internazionale per gli oggetti antichi e dalla fragilità estrema dei reperti sepolti. Per ora la difesa del patrimonio passa anche dalla vigilanza quotidiana degli abitanti più vicini ai siti.

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