Lasciare il lavoro prima è possibile anche nel 2026. Esistono tre strade legali poco conosciute che meritano attenzione prima di prendere decisioni definitive.
L’idea di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro continua a essere uno dei temi più sentiti da chi si avvicina all’età pensionabile. Stanchezza, cambiamenti personali o semplicemente il desiderio di una nuova fase della vita spingono molti lavoratori a chiedersi se esistano soluzioni legali per smettere di lavorare prima senza compromettere il futuro assegno previdenziale.
Nel 2026, pur in assenza di riforme strutturali rivoluzionarie, il sistema previdenziale italiano mette comunque a disposizione alcuni strumenti che consentono di lasciare il lavoro con un certo anticipo rispetto ai requisiti ordinari. Non sono pensioni anticipate in senso stretto, ma meccanismi di accompagnamento che permettono di colmare il periodo che separa dall’accesso alla pensione vera e propria.
Tutto quello che puoi fare per andare in pensione anticipata
La prima opzione è rappresentata dall’indennità di disoccupazione Naspi, spesso sottovalutata nel suo ruolo previdenziale. In determinate condizioni, questo strumento può diventare un vero e proprio “ponte” verso la pensione. Chi ha alle spalle almeno quattro anni di attività lavorativa può percepire fino a due anni di Naspi. Durante questo periodo, oltre al sostegno economico, è prevista anche la contribuzione figurativa, valida sia per il diritto sia per il calcolo della pensione. Questo aspetto è fondamentale, perché consente di continuare a maturare contributi anche senza lavorare.
Per chi si trova a pochi anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici, la Naspi può quindi consentire di smettere di lavorare prima e arrivare al pensionamento senza vuoti contributivi. Un’altra possibilità, riservata a situazioni ben precise, è il congedo straordinario biennale previsto per chi assiste un familiare con disabilità grave riconosciuta. In questo caso non si parla di disoccupazione, ma di un periodo di assenza retribuita dal lavoro.

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Durante il congedo, il lavoratore continua a percepire una retribuzione pari all’ultimo stipendio e beneficia della copertura contributiva figurativa. Di fatto, si tratta di due anni in cui non si lavora ma si resta pienamente tutelati sotto il profilo economico e previdenziale. Per chi è vicino alla pensione, questo strumento può rappresentare una soluzione concreta per anticipare l’uscita dal lavoro senza penalizzazioni, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
La terza opzione è l’Ape sociale, una misura che nel 2026 continua a offrire una delle forme più strutturate di uscita anticipata. A partire da un’età prestabilita, consente di smettere di lavorare fino a 3 anni e 7 mesi prima della pensione di vecchiaia. L’Ape sociale è riservata a specifiche categorie considerate meritevoli di tutela, come disoccupati, caregiver, invalidi civili e lavoratori impiegati in mansioni gravose. L’indennità accompagna il lavoratore fino al raggiungimento della pensione, con un importo legato alla pensione maturata, entro limiti ben definiti.








