Economia

Meno soldi e più regole: l’ADI 2026 porta una batosta pesantissima sugli importi

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Come cambia l'ADI con le nuove regole del 2026: i nuovi importi - 24minuti.it

Come cambia l’ADI con le nuove regole introdotte nel 2026: chi riceverà meno soldi e cambiano i limiti. Cosa c’è da sapere.

L’Assegno di Inclusione (ADI) conferma anche per il 2026 il suo ruolo centrale nel contrasto alla povertà in Italia, mantenendo la posizione acquisita ormai da anni come principale strumento assistenziale, in sostituzione del Reddito di Cittadinanza.

Il governo Meloni ha ufficializzato la proroga della misura, introducendo però modifiche significative che influenzeranno in modo rilevante l’esperienza dei beneficiari, soprattutto in termini economici e procedurali.

Assegno di Inclusione 2026: conferme e criteri di accesso invariati

Per il prossimo anno, i requisiti per accedere all’Assegno di Inclusione rimangono sostanzialmente gli stessi del 2025, garantendo continuità ai soggetti più fragili. Potranno accedere al beneficio le seguenti categorie:

  • invalidi civili con una percentuale di invalidità almeno pari al 67%;
  • persone over 60 anni;
  • minorenni sotto i 18 anni;
  • soggetti seguiti dai servizi sociali;
  • chi ha carichi di cura per familiari disabili o minori in tenera età.

Dal punto di vista economico, restano confermati i parametri fondamentali che determinano la platea dei beneficiari. Il limite ISEE è fissato a 10.140 euro, mentre il reddito familiare massimo non deve superare 6.500 euro annui, con un innalzamento a 8.190 euro per nuclei composti esclusivamente da over 67 o persone con disabilità grave. Tali soglie sono adattate secondo la scala di equivalenza, in base alla composizione del nucleo familiare.

Inoltre, rimangono invariate le soglie patrimoniali: il patrimonio immobiliare non deve superare i 30.000 euro, escludendo la casa di abitazione, mentre il patrimonio mobiliare è limitato a 10.000 euro, con una riduzione a 6.000 euro per i nuclei monocomponenti, incrementata in relazione al numero di componenti della famiglia. La novità più rilevante per il 2026 riguarda la gestione del rinnovo dell’Assegno di Inclusione dopo il completamento di un ciclo di fruizione, che può essere di 18 mesi per il primo ciclo e di 12 mesi per il secondo, eventuale.

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I nuovi importi dell’ADI: come cambia nel 2026 – 24minuti.it

Sparisce infatti il tradizionale mese di sospensione che separava un ciclo dall’altro, una misura che fin dai tempi del Reddito di Cittadinanza aveva creato disagi per i percettori del sussidio. Con la nuova normativa, chi conclude il primo o il secondo ciclo potrà presentare immediatamente domanda di rinnovo e continuare a ricevere il sostegno senza interruzioni, garantendo così una continuità preziosa per le famiglie più vulnerabili. Tuttavia, questa continuità non sarà priva di conseguenze negative: la prima mensilità del nuovo ciclo sarà ridotta del 50% rispetto all’importo pieno, a parità di requisiti economici e familiari.

Per tornare a percepire l’intero importo dell’assegno, sarà necessario attendere la seconda ricarica del nuovo ciclo. Un’altra novità da segnalare è la cancellazione del bonus una tantum fino a 500 euro, introdotto nel 2025 con la finalità di coprire parzialmente il periodo di sospensione tra i cicli. La sua assenza nel 2026 rappresenta una perdita economica per i beneficiari e un ulteriore elemento di difficoltà.

Le modifiche introdotte dall’ADI 2026 testimoniano un tentativo di migliorare la gestione dei sussidi, eliminando i vuoti temporali tra i cicli di erogazione. Tuttavia, la riduzione immediata del 50% sull’importo della prima mensilità di rinnovo rappresenta un duro colpo per molte famiglie, che si troveranno a dover affrontare un calo significativo delle risorse disponibili proprio nel momento in cui cercano di mantenere la stabilità economica.

L’assenza del bonus da 500 euro, che nel 2025 aveva almeno attenuato l’impatto negativo del mese di sospensione, aggrava ulteriormente la situazione. Questo cambiamento potrebbe comportare un aumento delle difficoltà per chi vive in condizioni di povertà relativa, in particolare per anziani, disabili e nuclei familiari con carichi di cura. Il mantenimento invariato dei criteri di accesso e delle soglie economiche appare invece una scelta di continuità, che garantisce una certa stabilità ai beneficiari, evitando un irrigidimento dei requisiti che avrebbe potuto restringere ulteriormente la platea.

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