Economia

Mani nelle tasche degli italiani: in arrivo 400 mila controlli, chi deve fare attenzione

Controlli fiscali
Hai un punteggio ISA basso? Potresti essere tra i 395mila sotto controllo del Fisco nel 2026 - www.24minuti.it

Nel 2026 partono 395mila controlli fiscali: algoritmo, ISA e concordato preventivo. Ecco chi è più esposto.

L’anno fiscale 2026 si apre con una svolta tecnologica senza precedenti: l’Agenzia delle Entrate, in sinergia con la Guardia di Finanza e Sogei, ha annunciato 395.000 controlli tra accertamenti e verifiche mirate, il tutto alimentato da un sistema digitale incrociato basato su oltre 200 banche dati. Il messaggio è chiaro: l’era del Fisco analogico è finita. Al suo posto, un modello predittivo che punta a scovare incoerenze nei bilanci in tempo reale, incrociando spese, conti correnti e ricavi dichiarati. Chi presenta anomalie, viene selezionato. E la selezione non è casuale.

Il nuovo modello di controllo: come funziona e cosa fa scattare l’attenzione

Il perno di questa strategia è rappresentato dagli ISA (Indicatori Sintetici di Affidabilità). Ogni partita IVA riceve un punteggio da 1 a 10. Chi ottiene 8 o più è considerato affidabile e beneficia di agevolazioni, come l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti IVA fino a 70.000 euro. Chi invece si ferma sotto il voto 6, entra automaticamente nell’area d’attenzione, dove i controlli sono più probabili e frequenti.

Controlli fiscali

Hai un punteggio ISA basso? Potresti essere tra i 395mila sotto controllo del Fisco nel 2026 – www.24minuti.it

Ma non basta un numero basso a determinare un accertamento. Il sistema – gestito da Sogei, il braccio digitale del MEF – analizza il contesto: tiene conto di dove opera l’azienda, della tipologia di attività, del fatturato medio del settore. Un negozio in un centro urbano e uno in un piccolo borgo non vengono valutati con gli stessi parametri.

Ciò che accende una segnalazione sono gli squilibri evidenti. Se un’impresa dichiara ricavi contenuti ma sostiene spese elevate per affitti, ha un parco dipendenti sproporzionato o effettua movimenti bancari anomali rispetto al fatturato, il sistema lo rileva automaticamente. A quel punto, parte una richiesta di chiarimenti: il primo passo formale prima di un accertamento. Ignorarla è un errore grave.

Concordato preventivo e limiti da Strasburgo: cosa cambia per il contribuente

In questo scenario ad alta precisione, uno strumento si conferma strategico per le partite IVA: il concordato preventivo biennale. Si tratta di un accordo tra contribuente e Fisco per stabilire in anticipo il reddito imponibile dei due anni successivi. In cambio, si ottiene una forma di protezione dagli accertamenti, salvo in caso di gravi anomalie. Un patto che, secondo l’Agenzia, può garantire stabilità fiscale e riduzione del contenzioso.

Ma mentre l’Italia rafforza i controlli, da Strasburgo arriva un monito. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha chiesto di limitare l’accesso automatico dell’amministrazione fiscale ai conti correnti, giudicando insufficiente il livello di garanzia attualmente previsto per i cittadini italiani. Secondo la CEDU, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe essere obbligata a motivare ogni accesso ai dati bancari, con una base giuridica chiara e una tutela del diritto alla difesa già nella fase preliminare d’indagine.

Una posizione che apre a possibili modifiche legislative, ma che non rallenta il piano dei 395.000 controlli previsti dal Piao 2026 (Piano Integrato di Attività e Organizzazione). Di questi, 320.000 sono a cura dell’Agenzia delle Entrate e 75.000 della Guardia di Finanza.

Il contribuente, oggi più che mai, deve essere consapevole che ogni movimento bancario, spesa o dichiarazione anomala può generare un alert. La trasparenza fiscale diventa quindi una necessità operativa, non più un’opzione etica. E rispondere tempestivamente alle comunicazioni dell’Agenzia può fare la differenza tra un chiarimento e un accertamento formale.

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