Con la fine dell’anno, torna l’atteso momento del Wrapped di Spotify, il report personalizzato che riassume le abitudini musicali degli utenti, promettendo di raccontare la loro “colonna sonora” personale. Ma fino a che punto questi dati riflettono davvero i nostri gusti e la nostra identità musicale? Le più recenti analisi scientifiche e di data science mettono in discussione questa narrazione, svelando limiti e distorsioni insite nell’algoritmo.
Il servizio di Spotify, utilizzato da centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo, offre ogni anno un riepilogo dettagliato delle canzoni, degli artisti e dei generi più ascoltati. Tuttavia, numerosi studi recenti evidenziano come i dati raccolti non rappresentino sempre con precisione la complessità delle preferenze musicali. Le abitudini di ascolto possono infatti essere influenzate da molteplici fattori esterni: playlist curate da terzi, ascolti occasionali dettati da mode del momento, o addirittura la ripetizione di brani in situazioni specifiche come il lavoro o l’allenamento.
Inoltre, la tecnologia di tracciamento tende a privilegiare la quantità di ascolti rispetto alla qualità o alla profondità dell’esperienza emotiva legata alla musica. Questo significa che un brano ascoltato molte volte per abitudine potrebbe emergere come “preferito”, mentre altri, che hanno un valore affettivo più significativo ma meno ripetuto, rischiano di essere sottostimati o ignorati.
La scienza dei dati e i limiti dell’algoritmo
Secondo gli esperti di data science, il Wrapped di Spotify si basa su un modello statistico che sintetizza grandi quantità di dati ma non riesce a cogliere la complessità soggettiva del gusto musicale. La musica è un’esperienza profondamente personale e multifattoriale, influenzata da contesti culturali, stati d’animo e ricordi, elementi che un algoritmo non può pienamente interpretare.
Gli studiosi sottolineano inoltre come la personalizzazione offerta da Spotify e da altre piattaforme digitali possa creare una sorta di “bolla di filtro”, limitando l’esposizione a nuove sonorità e rinforzando preferenze già consolidate. Questo fenomeno può portare a una visione parziale e semplificata del proprio profilo musicale, presentata come un riflesso fedele di sé ma in realtà condizionata da dinamiche di mercato e strategie di engagement.
Nonostante queste criticità, il Wrapped rimane uno strumento molto apprezzato per la sua capacità di coinvolgere gli utenti in un’esperienza ludica e social, stimolando la condivisione e la riflessione sulle proprie abitudini di ascolto. Tuttavia, è importante leggere questi dati con consapevolezza, riconoscendo che la colonna sonora della nostra vita è molto più complessa e sfaccettata di quanto un report digitale possa raccontare.








