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La città di ghiaccio che viene costruita e lasciata sciogliere: il fenomeno di Harbin

Harbin
Quando il ghiaccio è strutturale e respira come un materiale intelligente - 24minuti.it

Nel nord-est della Cina, la città di ghiaccio prende vita ogni inverno con strutture alte come palazzi, LED psichedelici e piscine scavate nel fiume congelato

Ogni anno, tra dicembre e febbraio, Harbin si trasforma in una metropoli di ghiaccio vivo, capace di sfidare la fisica, il clima e l’elettronica. Quando il fiume Songhua congela fino a oltre un metro di profondità, migliaia di operai tagliano blocchi da 250 chili e li assemblano in castelli trasparenti alti anche 50 metri. L’acqua ghiacciata viene usata come cemento naturale, i muri diventano cattedrali e all’interno scorrono chilometri di LED che accendono la notte della Manciuria come in un sogno. È un’esperienza immersiva e brutale allo stesso tempo: la temperatura va sotto i -30°C, il respiro si cristallizza, e persino gli smartphone si spengono in tre minuti se tenuti fuori dalle tasche.

Quando il ghiaccio è strutturale e respira come un materiale intelligente

Nel cuore dell’Ice and Snow World, le architetture sembrano uscite da un universo alternativo. I blocchi non sono normali pezzi di ghiaccio, ma cubetti perfetti estratti dal centro del fiume Songhua, dove l’acqua è talmente pura e densa da diventare azzurra, senza bolle. È il cosiddetto “Ghiaccio Blu”, trasparente e resistente quanto il cemento. Gli ingegneri aspettano che lo spessore raggiunga almeno 80 centimetri prima di iniziare il taglio. Serve a garantire stabilità a edifici temporanei che, nei fatti, reggono come vere strutture in muratura.

La cosa più affascinante è che il ghiaccio di Harbin è vivo: si espande e si contrae con gli sbalzi termici, e dentro ai muri sono nascosti sensori intelligenti che monitorano pressione e temperatura in tempo reale. Ogni castello ha tolleranze calcolate al millimetro, e lo staff tecnico lavora 24 ore al giorno per evitare che crolli qualcosa sotto il peso stesso del freddo.

Harbin

La città di ghiaccio che viene costruita e lasciata sciogliere: il fenomeno di Harbin – 24minuti.it

E mentre i turisti tremano sotto cinque strati di piumino, ci sono abitanti che nuotano nel fiume. Vengono scavate piscine quadrate direttamente nel ghiaccio, e uomini e donne di sessant’anni si tuffano senza battere ciglio. È uno shock culturale forte, ma anche una fotografia autentica della tempra che questa città esprime.

Il momento clou resta lo scivolo di ghiaccio da oltre 500 metri, costruito in un unico blocco scavato a mano. Le code sono lunghissime ma scivolare tra torri illuminate e ponti sospesi è un’esperienza quasi ultraterrena. E poi ci sono i matrimoni: centinaia di coppie ogni anno scelgono Harbin per sposarsi tra le mura di cristallo. In Cina è un vero status symbol. Il ghiaccio diventa metafora di purezza, solidità, e bellezza effimera.

Il paradosso di Harbin tra LED, architettura russa e ghiaccioli all’aperto

Appena fuori dall’area del festival, Harbin rivela un’anima completamente diversa, quasi surreale. Qui si mescolano due mondi: quello cinese e quello russo. Cupole a cipolla, facciate barocche, e la Cattedrale di Santa Sofia emergono come un miraggio tra i fiocchi. La città è un frammento della vecchia Russia trapiantata in Asia, eredità del legame con la Transiberiana, che ancora oggi unisce Mosca alla Manciuria.

In questo angolo remoto, il freddo diventa identità, e tutto ruota attorno al paradosso sensoriale: mentre si mangiano ravioli bollenti, accanto ai banchetti si vendono ghiaccioli alla crema, da consumare all’aperto. Nessuno teme che si sciolgano. A -30°C, resistono più dei clienti.

Per chi vuole visitarla nel 2026, il festival apre ufficialmente il 5 gennaio, ma le strutture principali sono già pronte dal 20 dicembre 2025. Il biglietto d’ingresso costa 330 RMB (circa 43 euro) e serve il passaporto originale per entrare. La stazione della metro è comodissima: la Linea 2 ferma proprio a “Ice and Snow World”.

Il momento migliore per accedere è alle 15:00. Avrete un’ora di luce per ammirare la geometria perfetta del ghiaccio puro, e poi, alle 16:30, si accenderanno i LED. A quel punto, la città intera si trasforma. Non più solo ghiaccio, ma un’enorme lanterna viva, pulsante, che illumina l’inverno con un linguaggio proprio, fatto di luce e gelo.

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