Isee 2026: quando è gratuito al Caf, quando può costare fino a 25 euro e cosa dice la convenzione Inps.
Nel 2026, la richiesta dell’Isee è un passaggio obbligato per migliaia di famiglie che intendono accedere a bonus e agevolazioni pubbliche. Ma non tutti sanno che il servizio offerto dai Caf non è sempre gratuito. In alcuni casi, infatti, può essere richiesto un pagamento, fino a un massimo di 25 euro. Il punto di partenza resta la convenzione tra Inps e centri di assistenza fiscale, che stabilisce regole chiare sui compensi e sulle condizioni in cui è ammesso richiedere un corrispettivo. Ma il tema resta fonte di dubbi e interpretazioni diverse tra gli stessi Caf, generando spesso confusione negli utenti.
Quando il rilascio dell’Isee è gratuito e cosa prevede la convenzione Inps
Per evitare contestazioni e disguidi, è utile partire da un principio chiaro: la prima richiesta dell’Isee presso un Caf è gratuita. Questo perché la convenzione firmata tra l’Inps e i Caf prevede che il servizio di intermediazione sia pagato direttamente dall’Istituto. È quanto riportato nel messaggio Inps n. 2439/2019, dove si precisa che i Caf “si impegnano a non chiedere corrispettivi all’utenza per lo svolgimento di questo servizio”.
Nel dettaglio, l’attività gratuita comprende l’intero processo: dalla compilazione della Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica), alla sua trasmissione, fino al rilascio dell’attestazione finale con il valore Isee. Anche l’assistenza per la raccolta documentale e le verifiche formali rientra tra i compiti inclusi nella convenzione. In questi casi, il cittadino non deve versare nulla: è l’Inps a corrispondere un compenso al Caf per ogni pratica lavorata.

Isee 2026, la verità sui Caf: “gratuito” non significa sempre senza costi (ecco quando paghi) – www.24minuti.it
Non a caso, molte sigle hanno scelto di garantire la gratuità completa, anche oltre la prima richiesta. Ma si tratta di una scelta discrezionale, non di un obbligo. Già, perché dal 1° ottobre 2023, alcune regole sono cambiate: da quel momento è possibile, per i Caf, richiedere un compenso in presenza di determinate condizioni.
Quando può essere richiesto un pagamento fino a 25 euro
Il nodo principale riguarda le richieste successive alla prima Dsu. In questi casi, il Caf è autorizzato a chiedere un pagamento, purché non superi i 25 euro per singola pratica. Questo limite è fissato dal decreto legge n. 48/2023, che regola la materia per evitare abusi e oneri eccessivi per l’utenza.
Ma cosa si intende per “richieste successive”? Sono quelle che prevedono, ad esempio, una nuova Dsu dopo la prima dell’anno, oppure una correzione a causa di dati errati o difformità. Rientrano in questo ambito anche le variazioni reddituali o patrimoniali, come il cambiamento della situazione lavorativa o dei trattamenti percepiti da uno o più membri del nucleo familiare.
In tutte queste ipotesi, il Caf può legittimamente richiedere un compenso, che spesso viene comunicato solo al momento della consegna della documentazione. Questo genera incomprensioni, specie tra chi è convinto che l’Isee sia sempre gratuito. Ecco perché è consigliabile informarsi prima, verificando le condizioni applicate dal proprio centro di riferimento.
Va detto, comunque, che esiste un’alternativa completamente gratuita: il servizio precompilato disponibile sul portale Inps. Questo permette di ottenere l’Isee senza uscire di casa, sfruttando i dati già presenti nei sistemi dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. Tuttavia, richiede una certa familiarità con la piattaforma e non è esente da rischi: un errore nella compilazione può comportare sanzioni fino a 25.000 euro, oltre a rendere inaccessibili alcuni bonus.
Ecco perché molti preferiscono rivolgersi ai Caf, anche a costo di un piccolo esborso, pur di evitare problemi futuri. La scelta, in definitiva, dipende da quanto si è autonomi nella gestione della pratica e da quale Caf si sceglie, visto che le politiche possono variare anche all’interno dello stesso comune.








