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Crociera, che fine fa tutto il cibo che avanza dal buffet: la verità che nessuno dice

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Crociera, che fine fa tutto il cibo che avanza dal buffet: la verità che nessuno dice - 24minuti.it

Il cibo avanzato sulle navi da crociera finisce spesso non ti dicono dove finisce. Alcune compagnie provano a cambiare.

L’immagine della nave da crociera perfetta – buffet infiniti, pasti a ogni ora, vassoi pieni – nasconde un lato meno scintillante. Ogni giorno, a bordo, si preparano tonnellate di cibo per migliaia di passeggeri. Un’offerta che spazia dal sushi alla pasta fatta a mano, dalla frutta tropicale ai dolci decorati. Tutto incluso, tutto disponibile, tutto il tempo. Ma cosa succede a ciò che rimane nei piatti o nei vassoi a fine giornata?

Il tema dello spreco alimentare in crociera è tornato al centro del dibattito dopo la diffusione online di un video girato da un ex dipendente di bordo. Nel filmato, si vedeva parte del cibo avanzato gettato in mare. L’indignazione è stata immediata, soprattutto da parte di ambientalisti e ONG che chiedono maggiore trasparenza. Ma la realtà – come spesso accade – è meno visibile di quanto sembri.

Dietro il buffet: quanto e come si spreca davvero il cibo in crociera

Il modello “all you can eat” è da sempre uno degli argomenti chiave del marketing crocieristico. Non è solo una promessa di abbondanza, ma un incentivo a consumare senza limiti. Ogni passeggero ha accesso a decine di portate, servite continuamente, senza porzioni fisse o razionamenti. Questo, inevitabilmente, comporta una produzione eccessiva, pensata per prevenire l’esaurimento di qualunque opzione.

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Dietro il buffet: quanto e come si spreca davvero il cibo in crociera – 24minuti.it

Secondo dati interni raccolti da associazioni ambientaliste, una nave da crociera può sprecare tra le 10 e le 25 tonnellate di cibo a settimana. In alcuni casi, parte di questi scarti viene smaltita in mare, pratica che in teoria è regolamentata, ma in pratica difficile da monitorare. I rifiuti alimentari triturati, secondo le regole MARPOL, possono essere scaricati oltre le 12 miglia dalla costa. Ma non sempre tutto avviene secondo le regole.

Le testimonianze degli stessi lavoratori parlano di avanzi accumulati, piatti ritirati ancora pieni e interi vassoi buttati via per motivi igienici o normativi. In molti casi, il cibo avanzato non può essere conservato, né tantomeno donato, a causa delle rigide norme sanitarie internazionali. Il risultato è che gran parte di ciò che non viene consumato finisce tra i rifiuti o, peggio, disperso in mare.

Le alternative sostenibili (e il ruolo dei passeggeri)

Non tutte le compagnie si comportano allo stesso modo. Costa Crociere, per esempio, ha lanciato da tempo un progetto in collaborazione con la Fondazione Banco Alimentare, che permette di recuperare le eccedenze ancora sicure e ridistribuirle a chi ne ha bisogno. I pasti preparati ma non serviti, infatti, possono essere sigillati e donati, a patto che rispettino specifici criteri di conservazione.

Un’altra soluzione arriva dalla tecnologia: Royal Caribbean ha sviluppato un sistema digitale che usa intelligenza artificiale per prevedere il fabbisogno alimentare quotidiano. Analizzando i comportamenti passati e le rotte della nave, il software riduce gli sprechi fino al 50%, migliorando l’efficienza delle cucine e limitando la produzione superflua.

Ma la responsabilità non è solo delle compagnie. Anche i passeggeri giocano un ruolo decisivo. Ogni piatto riempito senza criterio, ogni assaggio lasciato a metà, ogni buffet esplorato solo per curiosità contribuisce al problema. E lo rende sistemico. Per questo, alcune linee stanno introducendo campagne di sensibilizzazione, incoraggiando i clienti a prendere solo ciò che intendono davvero mangiare.

La cultura dell’eccesso, in crociera, è difficile da scardinare. Ma le nuove generazioni di viaggiatori chiedono maggiore trasparenza, vogliono sapere cosa accade dietro le quinte, e pretendono soluzioni concrete per problemi ambientali che non possono più essere ignorati.

Le navi da crociera, con la loro forza logistica e visibilità globale, potrebbero diventare pionieri della sostenibilità in mare. Ma serve uno sforzo collettivo, fatto di regole chiare, tecnologie utili, controlli reali e una nuova educazione al consumo. Perché il cibo – anche in vacanza – non dovrebbe mai essere dato per scontato.

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